sabato 22 ottobre 2016

Come si capisce se un sito di stampa alternativa è valido

Appunti di navigazione: i media alternativi, tra la stampa main-stream e i social.(trascrizione del mio intervento al Premio Diritti Umani 2016, organizzato dalla Free Lance InternationalPress)


In origine, il titolo di questo articolo era quello su riportato.
Rivelatosi poi un pò generico, si è evoluto da sè in “Come si capisce se un sito di stampa alternativa sia valido?”
Col passare dei giorni, mi sono reso conto che, alcuni dei punti con cui ho sviluppato questo discorso, si potevano applicare alla stampa in toto.
Poichè questo articolo sarebbe la trascrizione di un intervento, recente, che ho fatto nel corso del Premio sui Diritti Umani 2016, della Flip, il primo vero punto da cui sono partito, sono proprio i diritti umani.
Parlando di verità o veridicità dell’informazione – che sia essa istituzionale o alternativa – è chiaro che il sostegno ai diritti umani non possa in alcun modo prescindere da questo aspetto che, dovrebbe, in primis, informare i media: la verità di quanto riportato da un giornale, di carta stampata, o sito internet che sia, indica la misura con cui “le parole sono il paragone dei fatti”.
E se non lo sono, non c’è alcuna buona causa da sostenere, perchè significa che l’informazione è diventata propaganda.
Ad ogni modo, qualunque disamina di elementi che riguardino la qualità dell’informazione, non può prescindere dal contesto in cui ci stiamo muovendo.
Oggi, il contesto si chiama “iper-neoliberismo”.
Alcuni affermano che esso sia l’evoluzione del liberismo, ma è falso: il liberismo si rifaceva al concetto chiave nella teoria macroeconomica, di “concorrenza perfetta”: il “mercato”, in quel caso, non può essere influenzato da alcun singolo operatore, poichè  è il mercato stesso che fa il prezzo, ed il beneficio per il consumatore e l’utente, diventa evidente.
Nell’iper-neoliberismo invece sono alcuni grandi oligopoli che muovono le pedine fondamentali del mercato, col risultato di una distorsione continua dei prezzi e dei valori in campo, e lo snaturamento delle democrazie.
Come sta accadendo palesemente ai giorni nostri, con i vari “Patriot Act”, “Jobs Act”, che altro non sono, se non delle demolizioni controllate di diritti civili, ottenuti dopo decenni di lotte per ottenerli.
Si pensi, ad esempio, che nell’analisi di alcuni autori, negli Stati Uniti, tutti i media e i provider internet, farebbero capo, in ultimo, alla proprietà di soli sei grandi gruppi: alla faccia della concorrenza e della libertà d’informazione!
(Fonte http://www.businessinsider.com/these-6-corporations-control-90-of-the-media-in-america-2012-6?IR=T)
Quello che conta comunque, per l’informazione, è che, dietro al concetto di iper-neoliberismo, si celi ciò che Jean-Francois Kahn, in primis, e poi Serge Latouche (che ha sviluppato nei suoi libri il concetto)  hanno definito come “pensiero unico”.
Dietro al pensiero unico, riportato incessantemente dalla stampa main-stream, nella sua famelica“agenda-setting”, si occulta la mancata applicazione, sistematica, direi, della “libertà di stampa”.
D’altra parte ci sarà un perchè, dietro al fatto che l’Italia (per limitarsi giusto al nostro paese) si trovi al 73° posto nella classifica della libertà di stampa?
Un aspetto banale, bisogna aggiungere, ma mai sufficientemente riportato, sta poi nel fatto che “chi ha la tromba più grande, emette anche il suono più forte”, sovrapponendosi alle trombette più piccole.
Mi riferisco ovviamente a piccoli e grandi media.
La cosa incide sui cosidetti “bias” che ci costruiamo col tempo, i filtri fatti dalle conoscenze e dalle esperienze pregresse, che ci impediscono di cercare la verità (sui giornali, in questo caso) con la dovuta limpidezza mentale.
Tony Cartalucci, autore di “Come sopravvivere sul campo di battaglia della guerra di informazione” (comparso su controinformazione.info, il 31 marzo 2016), dice in proposito :” prima di tutto, bisogna che le persone si dedichino personalmente ad inseguire la verità, non importa dove, avendo il coraggio di accettare una realtà che potrebbe non necessariamente coincidere con la loro attuale percezione delle cose.
Prima di tutto dunque, armarsi in proprio dello spirito di ricerca della verità.
Partiamo ad esaminare i punti che ci potrebbero aiutare ad individuare la bontà di una notizia comparsa su un sito di controinformazione, o cultura alternativa che sia, da una considerazione su Google.
Google, nel lavoro di indicizzazione del suo motore di ricerca, ha messo a punto un sistema (che ha dietro degli uomini, non solo algoritmi), che gli consente di proporre ai suoi utenti dei risultati utili, quanto più vicino possibile agli intenti che muovono la ricerca iniziale.
Ora, capire la validità di un sito d’informazione, può prendere le mosse da quel metodo, poichè è indispensabile individuare dei criteri, quanto più oggettivi possibili, per identificare il nostro obiettivo.
L’indicizzazione di Google ha l’obiettivo di fornire, da un lato, dei risultati coerenti con la ricerca e, dall’altro, quello di riportare le migliori pagine web che se ne occupino.
Capire se un sito di stampa alternativa sia valido, deve partire necessariamente dal capire la validità del sito internet stesso, ancor prima di mettere a fuoco se quanto riportato nei contenuti dei suoi post sia veritiero.
Ecco che siti pieni di pubblicità, mal impostati graficamente e sopratutto siti in cui sono assenti i nomi e cognomi di chi pubblica, già, è ovvio che hanno solo l’intento di “lanciare il sasso e nascondere la mano”..
Il punto successivo sta nel chiedersi, leggendo un articolo sul web, quale effetto esso voglia realmente ottenere?
Così come è sempre esistita la pubblicità occulta, purtroppo, in un certo senso esiste anche “l’informazione occulta”, una informazione cioè che ha fini diversi, rispetto a quelli proposti in prima battuta al lettore.
“Gli spettatori avranno notato quante volte nel film si faccia riferimento alla rivolta, alla lotta, alla rivalsa popolare. Personalmente in alcuni frangenti non ho potuto fare a meno di pensare ad un'autentica istigazione alla sommossa violenta.”,
dice questo articolo (http://www.anticorpi.info/2010/03/controinformazione-ed-istigazione.html)comparso su Anticorpi, facendo riferimento a quanto avviene nel cinema.
Ebbene, il concetto è lo stesso per gli altri media: se un articolo, un post, un video, mira, in ultimo, a sostenere una qualche forma di rivolta popolare, è chiaro che si tratta di fuffa, e va bannato all’istante, dato che non può essere mai la rivolta popolare, il vero fine del divulgatore.
“Ciò che personalmente temo è che il sistema stia
alimentando e strumentalizzando la controinformazione per istigare una reazione da parte della base sociale, una reazione violenta capace di giustificare l'adozione di contromisure altrettanto violente e radicali che costituiscano un ulteriore giro di vite sulla repressione delle libertà individuali.”, dice ancora l’autore dell’articolo su citato.
La riflessione va a braccetto con la ricognizione del contesto suddetto, il sistema iper-neoliberista: uno stato ormai influenzato dalle elite finanziarie, che mira solo ad ottenere leggi liberticide, per decapitare ulteriormente i diritti civili, con qualsiasi mezzo, compresa questa forma ormai diffusa ma occulta di “divulgazione finalizzata” .
Entrando nel discorso delle fonti di informazione, dopo anni di lavoro, di lettura  e di attenzione ai siti di informazione alternativa, ritengo che non ci sia una sostanziale differenza, in prima battuta, sulla bontà e veridicità delle fonti.
Non è vero, come afferma sbrigativamente qualcuno, che nei siti di controcultura non ci sarebbero le fonti, anzi, spesso si fa riferimento ad ottime fonti, persino istituzionali, che sono però al di fuori di quelle usate e riusate dai grandi media. (Si veda questo video che segue, come esempio: http://www.redflagnews.com/headlines-2016/un-peace-council-the-us-media-is-lying-to-the-american-people-the-war-in-syria-is-not-a-civil-war-its-a-proxy-invasion-by-the-united-states)
Il focus qui, comunque, deve andare alla disamina obiettiva delle fonti e del loro valore.
Anche qui, per brevità, rimando alla lettura dell’articolo citato in testa di Cartalucci, il quale ricorda di prendere in considerazione innanzitutto la fonte originale, cioè mettendo da parte (cestinando) la fonte  “presunta” o “trapelata”, su cui si appoggia effettivamente la disinformazione.
Così come importante è seguire “la traccia dei soldi”, vero e proprio bastione del giornalismo investigativo.
Cartalucci cita a modello di ottimo giornalismo che segue le regole di cui sopra, un articolo sul New Yorker del 2007, intitolato “Il reindirizzamento“, del giornalista emerito Seymour Hersh, da cui – aspetto tutt’altro che secondario – si spiega da dove ha preso le mosse la fatidica “guerra al terrore”, con cui oggi i telegiornali riempiono i loro spazi, omettendo peraltro, sistematicamente, parecchi elementi utili, come si vedrà.
C’è ancora un altro punto chiave su cui riflettere: la disinformazione travestita da controinformazione, che forse è la piaga più grande che attraversa longitudinalmente tutto ciò che compare sui media, che siano istituzionali o meno, che vadano in tv o sul web.
Dice infatti l’autore di questo articolo:”
Come non mi sono mai illuso che la realtà sia quella rappresentata dai mass media, non mi illuderò che un personaggio stipendiato per dissentire sui mezzi di persuasione di massa, potrà mai venirmi a parlare dei veri problemi del mondo”
E aggiunge:” teniamo la mente bene aperta, perché stiamo inoltrandoci in una fase in cui sempre più spesso la disinformazione ci sarà somministrata sotto forma di controinformazione, e sarà sempre più difficile distinguere le denunce in buona fede da quelle che si spacciano come tali, ma che in effetti servono interessi occulti.”
(Si approfondisca il concetto dei “leftgatekeep” sul suo articolo http://www.anticorpi.info/2010/02/i-left-gatekeeper.html)
Infine, dopo l’analisi e la “critica”, concludo con una proposta.
Si potrebbe creare un ente indipendente, che abbia il compito precipuo di verificare e riportare agli utenti la verità nei media!
E stilare, ad esempio, dei rapporti, con un ”indice di veridicità” di un articolo o di un programma televisivo.
Non so se questo sarebbe mai auspicabile, certo è che, se si è arrivati a concepire un’idea del genere, questo è dovuto ad un sistema dei media poco trasparente ed indipendente, ma la domanda che sorge spontanea è: ciò, non renderebbe ancora più complicato il sistema?
E, di seguito: chi dovrebbe presiedere questo ente? E ancora: quali potrebbero essere le regole obiettive, alla base dei suoi rapporti sul lavoro dei media?
Quanto ho scritto in questo articolo, è chiaro che dovrebbe essere oggetto di ben più ampia trattazione, ma spero aiuti l’utente, quanto il professionista dei media, ad aprire gli occhi su una realtà che ha molti più strati di quanti non si vedano ad un primo sguardo.

Pubblicato QUI







martedì 18 ottobre 2016

Uomini Contro, ovvero la mancanza di un sistema di leadership

L'Italia è un paese che è sempre mancato in LEADERSHIP: oggi come al tempo della 1° guerra mondiale, un sistema che crei dei leader, responsabili (nei confronti della gente) e capaci, non esiste. Questo è il problema chiave dell'Italia, il sistema per creare dei veri leader - lì dove "dominare deve essere un SERVIRE", come si afferma con chiarezza nel Taoismo.
Questo film, "Uomini Contro", di Francesco Rosi, imperdibile, è l'evidenza di ciò che ancora oggi avviene in Italia, la manifestazione di incapacità ed irresponsabilità dei leader. Con tutte le tragiche conseguenze.
                                                                 Buona visione 


venerdì 14 ottobre 2016

I CLINTON & I MEDIA: ciò che evidenziano le email Podesta

Un articolo tradotto da Tapnewswire

Le e-mail trapelate su Wikileaks, su John Podesta, sono talmente piene di bombe, in merito alla complicità dei media, da parte dei Clinton, che non riesco nemmeno a occuparmene per intero.
Così includo alcuni dei punti salienti quali titoli stessi, qui sotto.
La linea di fondo di ciò che sta venendo fuori finora, è che l'intero sistema dei media mainstream è controllato e sceneggiato dai Clinton e dai democratici. In altre parole, i media "tradizionali" in questo momento storico non sono nient'altro che un'estensione dello stato.
I Democratici, i Clinton, il governo federale ed i media mainstream, si sono tutti fusi in un unica grande orgia di collusione, vomitando disinformazione e menzogna per mantenere i loro criminali più amati (Obama e il Clinton), al potere, distruggendo tutti coloro che sfidano lo status quo.
Come si vedrà nelle storie linkate sotto, la campagna di Clinton dice ai media cosa stampare, quali domande porre, cosa censurare e cosa concludere.
I giornalisti che lavorano per CNBC, CNN, New York Times, ecc, non sono autorizzati ad impegnarsi in qualcosa di simile che sia vero giornalismo. Le loro storie sono scritte in anticipo.
 Tutto è orchestrato e costruito. Il gioco è truccato ad ogni livello, proprio come ho detto nel mio articolo virale, dal titolo “Tutto è truccato”: medicina, scienza, elezioni, i media, denaro, istruzione, motori di ricerca, social media ... si vive in una favola fabbricata.
Solo alcune delle bombe che vengono dalle perdite di posta elettronica di Podesta rivelano una straordinaria collusione dei media per opera della campagna di Clinton

Unethical links between CNBC and Clinton campaign:
http://www.zerohedge.com/news/2016-10-10/ema…
Damning Bernie Sanders info leaked to the Clinton campaign by DNC chief Donna Brazile:
http://observer.com/2016/10/breaking-dnc-chi…
NYT gave Hillary Clinton VETO POWER on all quotes (the paper confirms everything with Hillary before printing it):
http://www.lifezette.com/polizette/new-york-…
NYT busted giving questions to Bill Clinton ahead of time:
http://www.breitbart.com/2016-presidential-r…
CNN rigged post-debate focus group to “coach” the answers for Hillary:
http://dailycaller.com/2016/10/10/cnn-possib…
Multiple media organizations were ordered to “destroy Trump”:
http://insider.foxnews.com/2016/10/10/oreill…
NYT / CNBC John Harwood was debate moderator and also a Clinton campaign advisor:
http://dailycaller.com/2016/10/11/nytcnbcs-j…
Boston Globe coordinated with Hillary’s campaign to “maximize her presence”:
http://dailycaller.com/2016/10/11/emails-bos…
Hillary Clinton pays an army of online trolls to promote her (and attack Natural News):
http://stream.org/astroturf-outrage-machine-…
Hillary Clinton cued on when to smile during debates:
http://heatst.com/politics/wikileaks-hillary…
Martedi, 11 Ottobre, 2016
by
 Mike Adams, the Health Ranger


martedì 11 ottobre 2016

OMNICRAZIA

Omnicrazia, o potere di tutti, deve essere intesa come una più avanzata e più aperta democrazia; in essa tutti devono poter partecipare alla discussione pubblica, senza distinzioni (di sesso, età, razza, nazionalità, istruzione, censo, partito politico) né limitazioni.



Da un bell'articolo trovato qui