sabato 2 febbraio 2013

VOTARE E' UNA CAZZATA..

La più grossa cazzata che si possa fare come cittadini italiani, da qui a venti giorni, è andare nuovamente a votare.
La ragione è molto semplice, infatti le premesse, il sistema elettorale e gli attori, che oggi sono dietro e davanti le “quinte”, non sono mutati di un'oncia rispetto al passato: seppure siano cambiate le loro facce sui manifesti.
Ragion per cui, se non si cambia “l'ordine degli addendi”, per dirlo con l'aritmetica, il risultato non cambia!
Qualunque rimescolamento dei pupazzi nel “teatrino”, non farà altro che condurre il paese sulla stessa identica annosa strada politica, economica e sociale sin qui percorsa, con soddisfazione di pochi.
Una strada al termine della quale ad oggi non si intravede luce.
Cosa occorre fare invece?
Il problema di questo Paese è, non tanto la classe politica in sé e per sé, che comunque andrebbe gettata a mare, tutta, adesso, e senza rimpianti.
Io infatti li vedrei bene sfilare sul ponte (direi, sulla fiancata) della Costa Concordia, lì ove ancora giace, in bilico sulla fatidica tavoletta, da cui i pirati gettavano in acqua i prigionieri uno ad uno, sospingendoli in avanti con la spada nel deretano..
Il problema, dicevo, è invece l'inesistenza di un sistema vero, adeguato ed efficiente, per la creazione democratica, ed alla luce del sole, di una classe politica.
Ad oggi i partiti politici infatti restano delle associazioni di persone, non riconosciute dalla Legge, cioè non rientranti nelle modalità di riconoscimento previste dalla stessa Costituzione (così come anche i sindacati), in cui persone qualunque convergono per fini sconosciuti.
(Salvo ciò che viene poi dichiarato a fini propagandistici sui manifesti.)
Associazioni insomma che non hanno criteri democratici per l'ingresso degli associati, non hanno criteri democratici per la partecipazione alla vita interna dell'associazione, e sopratutto non hanno criteri democratici per la creazione delle “liste” che parteciperanno poi alle elezioni.
Per cui la domanda che sorge spontanea é : come può nascere una bella pesca, da una vecchia zucca marcita?
Come è possibile che, da realtà totalmente destrutturate, come sono di fatto gli attuali partiti politici italiani, possa nascere qualcosa che poi si darà il compito di andare a strutturare un intero Paese/sistema?
E' un paradosso al solo pensarci, è un qualcosa che dovrebbe far rivoltare le budella a chi si guadagna mille euro col sudore della fronte nell'arco di un mese (se va bene), ed è una realtà distorta (ma effetivamente operante) e fuori dall'ordine delle cose, per ciò che concerne il bene comune dell'Italia.
Prima ancora di costituire dei nuovi partiti per partecipare a delle elezioni, infatti, bisognerebbe resettare completamente l'intero sistema di politica, attiva e passiva, attualmente in vigore.
Far si poi che si costituisca un protocollo di regole, realizzate al di fuori delle attuale istituzioni ed incentrate ed integrate dalla democrazia diretta, e poi, soltanto in un secondo momento, ricostituire dei nuovi partiti, alla luce delle nuove regole, in cui poi dovrebbero essere i cittadini e non altre istituzioni a vigilare.
I problemi degli italiani iniziano e finiscono con la gravissima mancanza di un sistema di regole operante ed efficiente, atto a creare una classe politica e dirigente che serva il paese e non che si serve del paese.
Come sin qui avvenuto.
Il passo per arrivare al reset della mostruosa “matrix politica” (auto-riproducentesi, visto che un tot rilevante del bilancio dello stato viene ad essa girato) passa però invariabilmente per due forti prese di posizione: 1) mettere bene a fuoco che questo problema è centrale per il bene di noi in quanto privati, famiglie, associazioni e piccole imprese. E che fare gli struzzi o i campanilisti è da imbecilli ed egoisti. 2) Non recarsi più al voto.
Soltanto a quel punto - con un governo, ombra di sé stesso, ma obbligato a portare avanti l'ordinaria amministrazione, in un ambito generale di paventata anarchia – si potranno cambiare le cose.
Sarà il giorno in cui occorrerà partecipare tutti, pacificamente, alla riscrittura, non solo della carta dei diritti che ci tiene assieme come italiani, ma della vita stessa in quanto cittadini italiani.
Seneca diceva: finchè tutto il vecchio non si è esaurito, nulla di nuovo potrà sorgere.